Il 7 marzo del 1999 morì, stroncato da un infarto all’età di 70 anni, lo straordinario e ineguagliabile genio del cinema Stanley Kubrick.

Riservato e incredibilmente maniacale, Kubrick iniziò la sua folgorante carriera come fotografo, per poi cimentarsi a soli 25 anni con un film che già incarnava il suo inconfondibile stile e la sua grande capacità di controllare tutte le fasi del processo creativo: “Il bacio dell’assassino”. Da quel momento in poi prese forma una carriera fatta di pellicole che per la maggior parte diventeranno delle pietre miliari della storia del cinema. Dopo “Orizzonti di gloria” del 1957, fu chiamato a girare il kolossal “Spartacus” con Kirk Douglas, per poi creare scandalo nel 1962 con il film “Lolita”. Nel frattempo la sua vita si discostò sempre di più dall’umanità, con interventi pubblici sempre più rari e una ricerca della perfezione che divenne ossessione. Dopo 4 anni di lavorazione, nel 1968 raggiunse una delle vette più alte del cinema con il capolavoro di fantascienza “2001: Odissea nello spazio”, una profonda riflessione filosofica sulla natura dell’uomo. Nel 1971 fu invece la volta del violento, satirico e visionario “Arancia Meccanica”. Dopo il cambio di direzione con lo sofisticato “Barry Lyndon”, si cimentò con l’horror di Stephen King e girò lo sconvolgente e inquietante “Shining”. Si fece attendere poi 7 anni prima di ritornare nel 1987 con il violento film di guerra “Full Metal Jacket”, ed infine piombare nuovamente nel silenzio. Il suo ultimo film, il celebre “Eyes Wide Shut”, uscì infatti solo nel 1999 e non poté mai vederlo completato. Del grande regista ci rimangono lampi di antologia del cinema, quali il monolite nero di “2001”, gli occhiali a cuore di “Lolita”, i gelidi occhi di Alex in “Arancia Meccanica”, il perfido sergente Hartman di “Full Metal Jacket", e i corridoi invasi di sangue e l’oscuro viaggio nei labirintici meandri della mente di “Shining”.