Il 6 febbraio del 1945 nacque nella zona più settentrionale della Giamaica il famoso cantante Robert Nesta Marley, conosciuto semplicemente come Bob Marley.

Fin da piccolo fu vittima di molti pregiudizi razziali, a causa soprattutto del colore della sua pelle: egli era infatti figlio di una donna nera e di un uomo bianco, capitano dell’esercito inglese. I genitori furono sempre assenti e Bob crebbe nel ghetto di Trenchtown, dove coltivò la sua ribellione e la sua sensibilità poetica fuori dal comune. All’età di 15 anni cominciò a fare musica, fondendo le sonorità del rock classico con il reggae, genere che affonda le radici nella schiavitù della gente giamaicana. Negli anni ’60 Marley divenne il leader dei The Wailers. In quegli anni sposò inoltre Rita, ebbe 13 figli, anche se non tutti della partner, e aderì al movimento “Rastafariano”, sfoggiando i leggendari dreadlock. Nei primi anni ’70 uscirono gli album “Catch a fire” e “Burnin”, ma è nel 1975 che Marley raggiunse il successo mondiale con il famosissimo singolo “Non woman. No cry”. Marley non fu solo un celebre artista musicale ma anche un importante leader politico, spirituale e religioso, e nel 1978 gli fu conferita la medaglia della pace dalle Nazioni Unite. Nel 1980 produsse il suo ultimo disco, “Uprising”, prima di morire a soli 36 anni a causa di un grave tumore, l’11 maggio del 1981. In Giamaica Bob Marley ebbe funerali da re, con centinaia di migliaia di persone, e per lui venne costruito un mausoleo oggi meta di pellegrinaggio. Le sue ultime parole furono rivolte al figlio Ziggy Marley: «I soldi non possono comprare la vita».