Il 5 marzo del 1953 morì all’età di 74 anni il leader dell’Unione Sovietica Stalin, il cui vero nome era Iosif Vissarionovič Džugašvili (su wikipedia si può ascoltare la pronuncia sotto la voce Stalin).

Teorico del marxismo, dittatore e politico sovietico bolscevico, Stalin fu, insieme a Lenin e Trockij, uno dei principali artefici del primo Stato socialista al mondo, l’Unione Sovietica. Salito al potere il 3 aprile del 1924, sotto il suo governo l’URSS venne trasformata da Paese prevalentemente agricolo e arretrato culturalmente ed economicamente, in un Paese moderno e industrializzato. I piani quinquennali, tuttavia, se da una parte prepararono la nazione alla Seconda Guerra Mondiale, dall’altra causarono numerose carestie che provocarono la morte di milioni di persone. Tra queste ci fu la grande tragedia dell’Holodomodor, noto come Olocausto Ucraino, che causò oltre 7 milioni di morti. Alla fine degli anni ’30 Stalin e i suoi collaboratori diedero vita alle “grandi purghe” per epurare il partito comunista da presunti sabotatori, cospiratori o terroristi. Gli accusati vennero imprigionati nei gulag, fucilati o esiliati. Stalin in tutto fu direttamente o indirettamente responsabile della morte di un numero di persone compreso tra i 20 e i 60 milioni. Colto di sorpresa dall’attacco tedesco, Stalin seppe organizzare il Paese e l’Armata Rossa, fino a rivestire un’importante ruolo nella lotta contro il nazismo e nella sconfitta di Hitler. Alla sua morte l’URSS era una delle due superpotenze mondiali, dotata di armi nucleari e leader dell’alleanza dei paesi comunisti dell’Europa orientale.