Il 27 luglio del 1943 si insediò il governo Badoglio, composto da sei generali, due prefetti, sei funzionari e due consiglieri di stato

Nella prima riunione del nuovo governo venne deliberato lo scioglimento del partito fascista, la soppressione del Gran Consiglio e dei tribunali politici e l’interdizione di costituire nuovi partiti per tutta la durata della guerra. Nello stesso giorno, tuttavia, Pietro Badoglio inviò a Hitler una lettera in cui ribadiva che la guerra continuava con lo stesso spirito di alleanza con la Germania. Nei suoi 45 giorni di governo, fino all’8 settembre, mantenne un comportamento ambiguo: da una parte tenne a bada i tedeschi, dall’altra negoziò con gli Alleati. Dopo l’armistizio firmato a Cassibile, Badoglio si ritirò con il Re a Brindisi, emanando ordini confusi e contradditori di fronte alla violenta reazione tedesca, mentre il Paese cadeva nel caos. Dopo aver firmato un secondo armistizio a Malta, il 13 ottobre dichiarò guerra alla Germania. Dopo la liberazione di Roma, nel giugno del 1944 fu sostituito da Ivanoe Bonomi e si ritirò a vita privata. Al suo brillante passato militare, Badoglio non seppe unire altrettanta abilità politica e le conseguenze delle sue esitazioni e dei suoi errori furono gravi e drammatiche.