Nella notte dell’11 gennaio del 1999 morì a causa di un male incurabile il grande cantautore e poeta Fabrizio De André, conosciuto presso i suoi amici come “Faber”.

Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, De André è stato uno degli artisti più popolari e influenti della storia della musica italiana e colui che più ha saputo valorizzare la lingua ligure, sua terra d’origine. Incise il primo disco nel 1958, ma la svolta artistica avvenne diversi anni dopo, quando Mina incise per lui “La Canzone di Marinella”. Accompagnato dalla sua immancabile chitarra acustica, De André fu un vero e proprio poeta della canzone: nei sui testi egli raccontò storie di emarginati, ribelli, prostitute e si scagliò contro l’ipocrisia bigotta e le convenzioni borghesi imperanti. I suoi brani sono divenuti storia. “La Guerra di Piero”, “Bocca di Rosa”, “Via del Campo”, “Storia di un impiegato”, “Il Pescatore”, “Amico fragile”, furono solo alcuni degli innumerevoli successi. De André, schivo e taciturno, si esibì raramente dal vivo, ma quando lo fece fu in grande, come nel celebre tour del ’78 con la PFM, la quale arrangiò splendidamente alcuni dei brani più significativi del cantautore, tanto da essere poi utilizzati dallo stesso De André sino a fine carriera. Famoso fu anche il disco “Crêuza de mä” dedicato alla realtà mediterranea e cantato interamente in lingua genovese. Nel ’79 fece scalpore il sequestro di lui e sua moglie ad opera dell’anonima sequestri sarda: dopo quattro mesi di prigionia furono poi liberati ed egli ebbe parole di pietà per i suoi carcerieri, affermando “Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai”. Ai funerali parteciparono oltre diecimila persone e da allora al grande cantautore sono state dedicate vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole, a dimostrazione della sua importanza storica e artistica.